Per la riforma della Pac partenza nel 2005 Per la riforma della Pac partenza nel 2015 Ulteriori approfondimenti al tavolo agroalimentare

Il documento del ministero sulla applicazione della nuova Pac, che propone l’avvio della riforma a partire dal 2015, il disaccoppiamento totale tranne che per le sementi e la riserva del 10% degli aiuti per la qualità è stato presentato.

Lo ha annunciato il ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno al termine della riunione del 26 maggio scorso del tavolo agroalimentare.
“Dai partecipanti al tavolo – ha detto il ministro – è emerso un ampio ventaglio di posizioni. Il problema fondamentale è il disaccoppiamento totale su cui l’agricoltura dà una valutazione tendenzialmente positiva e l’industria tendenzialmente negativa. Per noi era importante incentivare comportamenti volontari, più che il dirigismo, ma viste le divisioni ci sarà un ulteriore approfondimento. comunque, la riforma partirà dal 2015 e questo è condiviso da tutti”.
Per il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni “sono stati rispettati gli impegni assunti per l’applicazione senza ritardi dei risultati ottenuti con la riforma della politica agricola europea con una proposta che, con la scelta del disaccoppiamento totale, lascia libere le imprese di rispondere alle domande del mercato”.
Secondo Massimo Pacetti preseidente della Cia “e’ indispensabile una riflessione più ampia e attenta su aspetti fondamentali che caratterizzano l’impianto della riforma della Pac, come la scelta di indirizzo generale sullo sviluppo rurale e sulla ecocondizionabilità. In tal senso è essenziale aprire al più presto una sede di confronto e di concertazione fra governo, regioni e organizzazioni agricole”.
Il presidente di Confagricoltura, Augusto Bocchini, da parte sua “ribadisce la necessità di procedere al totale disaccoppiamento dei premi, ad esclusione del settore delle sementi. Il disaccoppiamento parziale non è una soluzione utile, né per evitare i fenomeni di abbandono produttivo, né per migliorare ed incentivare la qualità. La confagricoltura è convinta della necessità di semplificare l’applicazione della Pac, di assicurare il pieno utilizzo delle risorse comunitarie e di garantire agli agricoltori libertà e flessibilità di scelta”.
Paolo Bruni, presidente Fedagri-Confcooperative, ha espresso al tavolo agroalimentare “un giudizio sostanzialmente positivo sul documento di proposta del governo sull’applicazione della Pac”. Bruni ha dichiarato la propria “condivisione in merito alla scelta di un’applicazione a partire dal 1° gennaio 2015 ed una condivisione sull’utilizzo nella misura del 10% delle risorse previste dall’articolo 69 a condizione però che siano effettivamente orientate, attraverso una proporzionale ripartizione regionale, ad obiettivi certi di qualità per tutte le produzioni”. Per Luigi Rossi di Montelera, presidente della Federalimentare “l’ipotesi di favorire abbandoni dell’attività agricola, trasformando le campagne in ‘giardini’, non risponde alle esigenze di una politica di sviluppo sempre più integrata di un settore trainante dell’economia nazionale, quale quello agroalimentare”.
Secondo l’Uniceb, per quanto concerne il settore delle carni bovine ed ovicaprine, il disaccoppiamento totale è l’unica possibilità per non far perdere ai nostri ingrassatori e produttori le insufficienti disponibilità comunitarie in rapporto alle reali necessità. E’ proprio da una approfondita analisi degli effetti del disaccoppiamento parziale che il governo si è orientato in maniera diversa. Nel settore delle carni bovine il pagamento del premio di macellazione (fra l’altro scandalosamente uguale per un vitellone e per una vacca da latte a fine carriera) ha incrementato la domanda di acquisto di broutards francesi a qualsiasi prezzo e sempre più pesanti, facendo più ricchi i nostri fornitori d’oltralpe e più poveri gli ingrassatori italiani”
Giovanni Battista Aiuto, presidente Copagri, ha detto che “la riforma della Pac è un dato di fatto che, quindi, non lascia più tempo a disquisizioni di sorta, eppure il quadro di esposizione ad una non propriamente equa concorrenza internazionale che ne consegue merita grande attenzione nell’ottica di nuove iniziative europee in seno alla Wto. E’ chiaro, ad esempio, che in assenza di ampie convergenze anche oltreoceano non esistono le condizioni per lo smantellamento delle sovvenzioni all’export. La nuova Pac e, oltre, il libero mercato, saranno opportunità vere quando saranno basate su regole comuni nel mondo”.
Per il segretario generale della Uila-Uil, Stefano Mantegazza “quella del governo è una scelta, non solo sbagliata e ingiusta, ma anche contraddittoria: solo un anno fa, infatti, l’italia si batteva a Bruxelles per ottenere la possibilità di applicare il disaccoppiamento parziale sul grano duro e oggi propone al paese esattamente il contrario. “ Per questo continueremo la nostra azione per convincere il governo a modificare una scelta che consideriamo sbagliata e che determinerà la riduzione di molte produzioni agricole e zootecniche e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro”.